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Texas

In, out & around Texas

San Valentino in Texas

Non è un paese per cinici. Se odiate le spremute di cuore vi consiglio caldamente di tenervi lontano dal Texas dal 2 gennaio al 14 febbraio, più o meno, ovvero le 6 settimane di furore rosa, rosso e amore di San Valentino. In Texas i cuoricini/oni/ucci hanno cominciato ad infestare il panorama senza nemmeno aspettare che il cadavere del 2015 diventasse freddo. I primi giorni di gennaio le renne hanno lasciato spazio a orsi e conigli giganti abbracciati ad un cuore e così via per oltre un mese. A giudicare dall’offerta commerciale, la hit parade di San Valentino in Texas è così composta: scatola di cioccolatini a forma di cuore in prima posizione, peluche di orso in scala 1:1, combo-inferno baby doll “squillo ubriaca” per lei e boxer “nonno anni ’70 sovrappeso” per lui.

Il giorno prima di San Valentino inoltre sono spuntati come funghi ai lati della strada e nei parcheggi dei centri commerciali delle tende giganti con ulteriori peluche. Caso mai ci fosse un’urgenza d’amore…

Cosa cambia con l’Open Carry in Texas

Il nuovo anno porta in Texas l’open carry, ovvero la libertà di indossare (carry) pubblicamente (open) un’arma ovunque si vada salvo in luoghi privati (locali, negozi, area, ecc.) in cui il proprietario abbia deciso diversamente. A distanza di una settimana dall’entrata in vigore della legge non mi pare ci siano stati sconvolgimenti di sostanza in quello che è lo stile di vita texano dove le armi hanno indubbiamente un ruolo di primo piano.

Per esperienza personale devo dire che, tranne un paio di casi, non ho mai visto eserciti di civili armati per le strade o nei supermercati. E del resto anche l’atteggiamento di molti esercenti pubblici (dai popolarissimi Walmart ai più locali HEB) non ha certo favorito l’open carry, confutando quindi la teoria di un Texas armaiolo fino al midollo. Diverso è il discorso per le attività molto locali (l’equivalente dei negozi di quartiere) che – “proudly Texans” – hanno invece considerato punto d’onore permettere l’accesso di clienti vistosamente armati negli spazi di loro proprietà. Penso in modo particolare al mitico, localissimo e texanissimo BBQ Corkscrew, dove birra, stivaloni e carne fanno parte del mobilio tanto quanto i fucili, un sorriso e la parlata del Sud. La mia impressione è che si tratti soprattutto di una questione di forma, aspetto in verità irrinunciabile per la cultura americana.

Tutti mi chiedono cosa significhi vivere nel Paese delle Armi Facili, io dico che continuo a pensare sia ripugnante come principio ma anche che, almeno per il momento, la mia quotidianità weapon-free non è stata provocata dai fanatici del grilletto facile. Speriamo continui così perchè le differenze culturali, su questo specifico argomento, restano inconciliabili.

10 più una assurdità “made in Texas”

Una galleria degli orrori davvero divertente è ben rappresentata da alcune leggi o divieti ancora validi in Texas ma che hanno origine in quel Far West mitologico che ognuno di noi ha nel suo immaginario. Sono assurdità che profumano di cow-boy, di polvere, di sudore di cavallo, di tempi mai conosciuti. Fanno ridere e rabbrividire assieme.  Li ho collezionati per voi dopo aver verificato che effettivamente sono veri.
Cominciamo dal generale per arrivare al particolare. Allora: in Texas alle donne divorziate di età inferiore ai sedici anni è proibito parlare di sesso durante attività non pertinenti il corso di studi delle scuole superiori.
Quando due treni si incontrano ad un incrocio ferroviario si devono obbligatoriamente fermare. Nessuno dei due potrà ripartire finché l’altro non ha ripreso la marcia.
Per andare a piedi nudi sulla strada si devono prima pagare 5 dollari al comune che rilascerà una speciale licenza.
Poi… sappiate che qui, è obbligatorio ammettere l’esistenza di un ente supremo prima di poter occupare una carica pubblica; una legge apposita vieta di tracciare graffiti con bombolette spray sulle mucche di altri proprietari.
È vietato vendere i propri occhi; nel caso, dico…

sign_forbiddenÈ illegale prendere più di tre sorsi di birra per volta se si è al bancone di un bar, infatti… non si può bere in piedi; e, per le medesime reminiscenze proibizioniste è ancora vietata la circolazione dell’Encyclopedia Britannica perché alla voce “birra”, contiene una ricetta per farsi la birra fatta in casa. Sempre in Texas è vietato sparare ai bisonti dalla finestra del secondo piano di un hotel.
Vietato altresì mungere le vacche altrui.
Regola recente dedicata ai malviventi: i criminali devono tassativamente dare alle proprie vittime almeno 24 ore di preavviso, in forma orale o scritta, spiegando la natura del crimine che verrà commesso.

Andiamo nel dettaglio.
A Mesquite, vietato avere tagli di capelli insoliti.
A Corpus Christi poco più giù, qui sulla costa: vietato allevare alligatori nella propria casa.
A San Antonio: vietato rompere l’anima ai vicini di casa! Per far rispettare la legge è stata istituita una squadra speciale composta da quattro poliziotti antidisturbo.
A Houston: illegale vendere formaggio belga Limburger la domenica (giuro!!!). Perché puzza, suppongo… non so…
A Clarendon è illegale togliere la polvere negli edifici pubblici con spolverini di piume;
A Temple è possibile entrare nei bar a cavallo, ma a Texarcana non possono essere cavalcati di notte, senza delle luci sulla coda.
A Port Arthur è vietato fare puzzette in ascensore.
E poi… il sesso…grande cruccio del Texas. Nello Stato della Stella Solitaria è grave reato possedere più di sei vibratori (che poi, una, cosa se ne fa di 6 vibratori diversi non si capisce); e se vivete a Dallas non potete vendere o comprare vibratori con una forma realistica (e anche qua… una che si compra? banane? cetrioli? non si capisce…)

Houston arcobaleno

Inutile negarlo, come essere napoletani a Bolzano è più difficile che a Napoli, ammettiamolo, essere omosessuali in Texas è più difficile che a San Francisco. Nonostante sia di poco più di un mese fa la notizia che in America la Corte Suprema abbia autorizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso, dando quindi un riconoscimento ufficiale alle comunità gay, nel Texas la vita degli omosessuali è stata un percorso ad ostacoliL’ultimo della serie si chiama Ken Paxton, ministro dello Stato del Texas che, tanto per cominciare, ha deciso che nello Stato della Stella Solitaria le unioni omosessuali potranno non essere concesse “nel rispetto della libertà di coloro che conservano valori religiosi”. Lo stato del Texas ha sottolineato che appoggerà e difenderà con tutti i mezzi i propri impiegati comunali che, laddove dovessero rifiutare eventuali richieste per le nozze omosessuali, potrebbero subire denunce. A tal proposito il ministro Paxton ha dichiarato queste che denunce certamente potranno arrivare, poiché non autorizzare le nozze di due omosessuali sarà d’ora in poi considerato atto di omofobia. Tuttavia lo stesso ministro garantirà un’adeguata schiera di legali e giudici pronti ad appoggiare questa decisione.

Houston Montrose Center signPer fare un passo indietro e capire l’atmosfera che si respira in Texas in tema di omosessualità, sappiate che qui essere omosessuali è reato a causa di una legge anti-sodomia, dichiarata però incostituzionale nel 2003 dalla Corte Suprema. Ma a 12 anni da questo pronunciamento, il codice penale dello Stato indica ancora il “comportamento omosessuale” come un reato penale e sia i legislatori che i repubblicani stanno combattendo affinché ciò resti invariato. Per effetto di questo codice è capitato che due uomini siano stati arrestati per aver fatto sesso nella loro camera da letto, dopo una denuncia del loro vicino di casa. E nel 2011, la polizia di El Paso, in Texas, ha preso a calci una coppia di uomini gay fuori da un ristorante messicano per “comportamento omosessuale”.

Attualmente due identiche leggi sono in discussione nel Parlamento del Texas: una prevedrebbe come reato penale “un rapporto sessuale con un altro individuo dello stesso sesso” e un’altra  propone di considerare l’omosessualità, in materia di salute e assicurazioni, “stile di vita non accettabile”.

Nonostante l’inclinazione conservatrice dello stato, la comunità LGBT di Houston – la 4° più popolosa degli Stati Uniti – è piena di risorse. Intanto ha una sede fisica al centro di Montrose, il quartiere che ne ha assecondato le lotte, tra gli anni ’70 e ’80. Può garantire una serie invidiabile di servizi e supporti di vario genere dedicati a persone di ogni età, sesso e orientamento, compreso un programma di prevenzione sulle malattie sessualmente trasmissibili. Stampa inoltre una sua rivista, reperibile gratis e praticamente ovunque. Ha due cori ufficiali, uno, storico, di voci maschili nato 36 anni fa  e uno di voci femminili, fondato circa 10 anni fa.  La Houston Gay Pride Parade è la più grande del Texas e l’evento riesce ad coinvolgere ogni anno, in giugno, circa 200 mila persone. Houston ospita ormai da 20 anni anche il Qfest, film festival di cinema omosessuale, che a sua volta è sponsor di molti altri eventi LGBT durante l’anno, tra questi c’è lo Houston Splash, uno dei primissimi eventi di tutta l’area del Golfo del Messico organizzato dalla comunità LGBT black. 

Anche il sostegno ai diritti dei gay, al di fuori della politica, non è secondario. Secondo un sondaggio dello scorso anno, il 63% degli elettori era comunque favorevole a una qualche forma di riconoscimento giuridico per le coppie gay.

Tuttavia, i conservatori texani non si fermano. Attualmente ad Austin si stanno discutendo altre leggi a dir poco bizzarre: un disegno di legge per consentire agli studenti universitari di portare armi nelle aule; l’obbligo per le donne di vedere un’ecografia prima di avere un aborto, e il divieto di applicare la legge islamica della sharia per i musulmani. E data la cospicua maggioranza di cui godono i repubblicani nel parlamentino texano – 101 contro i 49 democratici – tutto lascia intendere che saranno approvate. Alla Corte suprema il compito di cancellarle.

Food Trucks, dove abita il cibo d’autore negli USA

Accantonate per un momento la nozione di avere una sola cucina che vi offra un solo menù. Bene. Ora eliminate i muri e aggiungete un bar, un palcoscenico e un po’ di giochi per bambini. Ecco l’idea che sta all base di un food truck park, l’idea più simile ad una sagra paesana italiana che il Texas conosca. Certo in Texas c’è un po’ più di fritto, un po’ più di caldo, un po’ più di gente. Ma la birra, in senso lato, è la stessa, e la voglia di condividere un momento di autentica convivialità mi riavvicina a questo Paese che a fasi alterne, è troppo straniero. Un food truck park, ovvero un parcheggio di camioncini che vendono cibo, è forse meno poetico di una sagra italiana in quanto a scenografia ma in quanto a cibo, ci batte in varietà. Bernie’s Backyard (odio la tendenza a tradurre tutti i termini dall’inglese all’italiano ma “Il giardino dietro casa di Bernie” è abbastanza evocativo da meritare un’eccezione) è stato il primo food truck park della mia vita. E devo dire che ne valeva la pena. Annidato in un posto anonimo a bordo dell’Interstate 45 che va da Houston a Dallas ospita 6 cucine tutte d’un colpo sotto le mentite spoglie di camioncini colorati: tex-mex, BBQ, un asian-fusion, hamburger, frittura varia e italiano. Il truck italiano si chiama “Rustica” e, a costo di sembrare di parte, devo dire che è riuscito ad inventarsi lo street food italiano che pure, di sua natura, è tutto eccetto che cibo veloce o da strada.

Se esiste un aspetto dinamico e creativo nella proposta gastronomica di un Paese appiattito su una quotidianità di fast food, sicuramente i food truck sono la rivincita del Texas. Dai cupcakes al pollo, dai waffle, alle crepes o le torte da passeggio, dalle granite ai burrito di sushi, dalla pizza ai wanton, su questi ristoranti mobili si può trovare tutto. Un “tutto” generalmente preparato fresco e di qualità. A Houston ci sono circa un centinaio di food truck, ognuno ha una propria personalità spiccata, un’identità precisa in fatto di cibo e anche di carrozzeria. Non confondeteli con i baracchini di “panini onti” o frittelle che stazionano nelle nostre sagre o fuori dagli stadi in Italia. I food truck sono una cosa dannatamente seria. Spesso hanno alle loro spalle un’idea gastronomica precisa e costruita a tavolino. Quasi sempre hanno generazioni di tradizione alle spalle e in moltissimi casi a spadellare su griglie, fornelli e friggitrici ci sono proprio degli chef. I camioncini sono ricercatissimi, generano mode importanti, in grado di movimentare centinaia di persone e critici gastronomici. L’unico problema – che in realtà costituisce a mio avviso il perno del fascino di questo modo di consumare cibo – è riuscire a trovarli! A parte i luoghi stanziali, come Bernie’s Backyard, a Spring, e lo Houston Food Truck a downtown Houston, dove i camioncini stazionano in modo permanente, il resto dei ristoranti a 4 ruote è sempre on the road e va letteralmente inseguito perché nomade di sua natura.

Ora, non so come si faceva prima dell’avvento dei social network, ma oggi il modo più semplice per localizzarli è controllare l’ultimo tweet del vostro furgoncino preferito, con geolocalizzazione annessa. Esiste perfino un social network per i food truck – www.foodtrucksin.com/truck-search – attraverso il quale potete rintracciare i camion attraverso tutti gli Stati Uniti.

Oltre a “Rustica”, che potete trovare al Bernie’s Barckyard, come già detto, segnalo, nello stesso truck park, “Black Garlic” per i succulenti hamburger (occhio, food truck non è sinonimo di economicità, gli hamburger costano parecchio).

In centro a Houston è facile imbattersi in Bernie’s Burger Bus, vecchia scuola americana di patties rigorosamente prodotto solo da Black Angus, da provare; Frosted Betty per i suoi gelati fritti, assolutamente folle; The Rice Box per il pollo fritto, insomma, inutile recensire l’irrecensibile. E’ solo da provare.

Sicuri da morire: Houston e la criminalità

L’altro giorno tornando a casa mi sono trovata un avviso attaccato sul portone. Era l’amministrazione del residence che informava i condomini di alcuni furti avvenuti in zona raccomandando ulteriore prudenza nella routine giornaliera.
Chiudere bene le finestre, controllare la porta di casa, camminare in luoghi ben illuminati e informare subito le autorità di persone o movimenti sospetti: questo veniva ricordato sul foglietto che, in allegato, riproduceva anche una pagina del regolamento di condominio alla voce “sicurezza”.
Il senso della comunicazione era: “ricordati, caro cittadino, che la sicurezza è una tua responsabilità“. Messaggio che la mia mente ha processato come segue: esiste un problema sicurezza. Eppure la serenità e le buone notizie sembrano regnare sovrane in giornali e tivvù coadiuvati da un mondo fatto da praticelli verdi sempre ben coltivati, da ordine e pulizia, case enormi, pattuglie di polizia in ronda costante e un senso generale di opulenza. Tutte cose che contribuiscono alquanto alla generale sensazione di inviolabile, per quanto vagamente sospetta, serenità. Ma il foglietto attaccato al portone ha squarciato il velo di Maya. Che ci fossero problemi in paradiso? Ho fatto un paio di ricerche. Se si sa come cercare in Rete, l’America si svela. Sufficientemente per correggere visioni deviate (e sarebbe interessante capire da chi e perchè).

crimeLa “mia” bucolica Houston, nell’ultimo anno ha registrato un totale di 135.814 crimini (secondo i dati dell’FBI analizzati dal neighboorhoodScout.com). In pratica sono denunciati o perseguiti 372 delitti al giorno, dal più lieve al più fatale. Con un indice di criminalità di 62 delitti ogni 100 mila abitanti, la città può essere considerata tra le 100 più pericolose d’America, anche in paragone a comunità di estensione diversa. La possibilità di essere vittima di un qualche delitto riguardante la proprietà è 1 su 16. Anche l’indice di violenza (stupri, assassini, rapine, sparatorie) è tra le più alte della nazione.  Direi che alla fine due o tre cosette succedono anche a Houston, no? Per esperienza ce ne sarebbero abbastanza da riempire un notiziario fino a scoppiare. Eppure i due principali mass media di Houston (il telegiornale di KPRC Channel 2 e il quotidiano Chronicle) riportano giornalmente solo una modestissima parte – in quantità e qualità – di questa verità e la cronaca nera è davvero poco rappresentata nelle news. Ieri sera per esempio di parlava di obesità canina e di come evacuare casa in caso di incendio. Non ho ancora capito quale è il criterio che sta alla base di queste consistenti omissioni: o l’impossibilità di coprire con completezza questo tipo di cronaca giornalistica, o la scelta di contribuire a generare un clima di (falsa) sicurezza, in cui il crimine non è nemmeno nominato. Oppure molto più banalmente il giornalismo americano ha criteri meno depravati di quelli italiani dove, effettivamente, anche l’anziana che cade dal marciapiede costituisce una degna apertura di un quotidiano locale. Dovrò ancora texanizzarmi a sufficienza, ma dall’altro giorno il vialetto poco illuminato dietro casa sembra celare misteri poco simpatici.

Sua maestà il Crawfish

Keeyau!  Oggi vi parlo del leggendario Texas Crawfish. Che è un gambero di fiume stile Bubbagump meglio noto come gambero della Louisiana, ma in Texas non sono invidiosi. Ogni texano – pardon – ogni uomo del Sud che sia degno di questo nome adora il Crawfish che si riproduce soprattutto a fine aprile e invade ogni fiume da qui a 500 km rendendo indispensabili strategiche ma gustose Sagre di Crostacei, più elegantemente chiamate Crawfish Festival, grazie ai quali notevoli tonnellate di gamberi spariscono nella panza di migliaia di texani.
Qualche tempo fa anche io mi sono sottoposta a questa tortura locale trovandola in realtà sguaiatamente crassa e goduriosa. Ok, in realtà mi sono imbucata ad una festa all’aperto e ho mangiato un piatto gigante di gamberi dopo aver sfinito con mille domande l’anziano cuoco che stava bollendo i gamberi per commensali oversize.

crawfish 2Cajun Boiled Crawfish
La semplice bollitura è il modo più popolare per cucinare il gambero nel Sud degli Stati Uniti. Ecco il metodo che ho imparato qui ad Old Town Spring (TX).

Prendere almeno 10 kg di gamberi vivi. Pulirli nel modo più accurato possibile da residui di fiume (alghe soprattutto). Prendere un paiolo gigantesco e mettere a bollire l’acqua secondo le seguenti proporzioni: 1 gallone, ovvero quasi quattro litri di acqua ogni kg di gamberi.  L’anziano cuoco texano consigliava una dosa texana: 2,5 kg di gamberi per ogni adulto. Quindi siamo sui 40 lt d’acqua. In attesa che bolla, aggiungere all’acqua: cipolle, limoni tagliati a metà, aglio, grani di pepe, sale in abbondanza (su 40 lt poco più di mezzo kg dovrebbe bastare), peperoncino, spezie varie e una botta di pomodori. Fate pure ad occhio. Il criterio – promette l’anziano cuoco texano – è quello di insaporire l’acqua come fosse un minestrone. Una volta che l’acqua condita bolle, buttateci senza pietà i gamberi ancora vivi. Nel giro di 10 minuti dovrebbero cuocersi. Spegnete il fuoco e lasciate i gamberi in immersione per un altro quarto d’ora in modo che assorbano i condimenti. Grazie al loro colore naturale all’aggiunta del pomodoro, dl peperoncino e delle spezie dovrebbero diventare di un bel rosso aragosta. Poi tirateli fuori e serviteli in generosissime porzioni con sughetto annesso.
In Texas li servono accompagnati da patata bollita e pannocchia. In Louisiana con funghi e cavolo.
Il gambero va mangiato subito. Rigorosamente senza posate, cercando di fare più rumore possibile con la lingua e sporcandosi a più riprese maglia e pantaloni. Dopo i primi 10 minuti non vi sentirete più la bocca a causa del peperoncino. Passa. Dopo qualche ora.

La manna dei Garage Sales

Il sabato e la domenica qui ad Harris County, Texas, è tempo di garage sales. Le massaie texane hanno il loro momento di gloria nel mettere in vendita, in un colpo solo, le cianfrusaglie accantonate dai mariti in anni di fai-da-te molesto, o i vestiti da neonati dei figli ormai al college. Insomma, il metodo più veloce per liberarsi di tutto quello che non serve più in casa, dalla cantina alla soffitta. E siccome in Texas  i garage sono infinitamente più numerosi delle soffitte o delle cantine, che garage sale sia. Non servono permessi o licenze, basta un bel cartello scritto a mano (per i più raffinati un annuncio sul web) e il gioco è fatto. Peccato che in Italia non esistano, sono divertenti, economici e un’alternativa divertente per rafforzare i rapporti di vicinato. E contribuirebbero a togliere dalle scatole l’Ikea.

Per meglio districarsi in questa versione americana dei mercatini dell’usato, esiste un sito  in cui segnalare i garage sale – per la verità ce ne sono tanti ma solo uno è affidabile e preciso al millimetro ed è www.yardsalesearch.com in cui si trovano informazioni geolocalizzate della vendita con dettagli sugli oggetti in saldo e anche su chi le vende. Spesso i garage sales sono momenti di liberazione consumistica organizzati e di gruppo, quindi si trovano oggetti frutto dello svuotamento di almeno 3 o 4 cantine o garages. A mio avviso è un modo divertente, socievole e sicuro per fare affari, soprattutto se si è in bolletta come me.

E qui arriviamo al perchè di questa bella pagnottona che vedete in primo piano qua sopra. Nel mio primo e al momento unico garage sale – lo scorso sabato – ho scovato una macchina del pane. Che oggetto di rara utilità (anche se mio marito ha incomprensibilmente sbuffato)! La ragazza che me l’ha venduto ha detto che era suo ma non lo utilizzava più. Prima di comprarlo me lo ha fatto provare, per vedere se funzionava e io ho avuto anche il coraggio di tirare sul prezzo. Quindi, da circa 6 giorni ho una bellissima macchina del pane di seconda mano (ma vi assicuro, praticamente nuova) comprata a 5 dollari. Che sono 4,5 euri.
E’ nei garage sales che, dice la leggenda, i treasure hunters o cercatori di tesori, scovano per poche decine di dollari Picasso e Rembrandt sconosciuti.

Io non mi azzarderei a comprare qualcosa di più complicato di piccoli elettrodomestici, sedie, tavoli, DVD, piccole oggetti decorativi.

Le “christian shoppes” del Texas

image (34)Per festeggiare degnamente questo Chronicles Numero 50 ho pensato ad un viaggio degno di questo nome. Il percorso è stato breve ma l’effetto garantito: The Life Way, la christian shop più fornita del vicinato. Che cos’è una Christian shop? Io che, a riguardo, di esperienza ne ho da vendere potrei descrivervela come un misto tra le Librerie delle Edizioni Paoline, Telechiara, Toys’r’Us e un supermercato.
La premessa importante è che dentro questa mega bottega c’è tutto quello che dovrebbe esserci in compendio alla fede: Bibbie (di tutti i generi e di tutte le confessioni), libri didattici, vestiti, giochi, insomma, il corretto contenuto di un negozio per fedeli. E fin qui non c’è nulla di nuovo.image (30)
A fare davvero la differenza è l’anima americana che trasforma un’offerta commerciale onesta anche se di nicchia in una gita alternativa.

Appena si entra c’è l’oggettistica della fede: angeli e angioletti a volontà, statuine, portafoto, ma anche collane, specchi, orecchini, chincaglieria varia. Si prosegue poi con il reparto giochi, tra cui spiccano due interi scaffali di Quiz biblici contro i quali non ho assolutamente nulla ma, come si dice dalle mie parti, “anche meno”.image (32)

Irresistibile il reparto tecnico per addetti ai lavori con il set portabile per infondere la comunione urbi et orbi o, per i più sedentari, le mono-porzioni da comunione con vinello e ostia racchiusi un una capsula da caffè Nespresso. image (33)Infine una piccola delusione: ho scoperto solo recentemente che il vino per la comunione negli States (nota terra proibizionista) non è molto trendy. Molto meglio, molto più “morale” usare del succo d’uva, venduto ovviamente a litri e damigiane sempre nel nostro nuovo negozio preferito, Life Way.